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6/19/2009
Happy birthday to you happy birthday to me non cambierà un gran che tanto sei sempre tu sempre scemo così non è poi grave adesso mi alzerò e farò finta che sia un giorno uguale a tutti gli altri però non sarà semplice ma poi mi passerà dovrò solo evitare lasciarlo squillare non fare l’errore rispondere e dire no grazie di cuore non ti disturbare ma che festeggiare uno in + nient’altro che un numero uno in + nient’altro che un simbolo perché + vado avanti + mi sembra che io mi possa fidare di me non tantissimo un pelo di + ma sempre un po’ di + Happy birthday to you happy birthday to me da quanto tempo è che non mi mettono candele ma numeri sopra le torte quando venivano i miei compagni da me dopo la scuola tutti brindavano con l’aranciata che mia madre aveva comprato apposta sembrava già festa i regali la penna la stylo che costa la nonna la busta big jm l’autopista vi porto altra torta o vi basta uno in + nient’altro che un numero uno in + nient’altro che un simbolo perché + vado avanti + mi sembra che io mi possa fidare di me non tantissimo un pelo di + ma sempre un po’ di + Happy birthday to you happy birthday to me ma quanta strada che devo avere già sul contachilometri senza grippare guardo indietro e so già che cosa troverò nel mio passatoi regali che mi ha fatto il tempo e che avrò per sempre addosso luoghi persone tramonti città autogrill motorini gazzette nei bar fidanzate perdute trovate motel libri dischi profumi che ho in me uno in + nient’altro che un numero uno in + nient’altro che un simbolo perché + vado avanti + mi sembra che io mi possa fidare di me non tantissimo un pelo di + ma sempre un po’ di +
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5/11/2009
Pomeriggio piovoso, malinconia nell’aria. E mi trovo qui a scriverti parole senza senso, parole senza perchè.
Seduta alla mia scrivania con carta e penna metto bianco su nero qualcosa di troppo stupido per poterlo ammettere vocalmente.
Non sono mai stata brava ad esprimere le mie emozioni, e anche se non sono brava a scrivere, almeno ci provo.
Non so come sia cominciato tutto, ne quando.
Non so spiegarti come sia nato, so solo che cresce dentro di me e si nutre del colore dei tuoi occhi castani, del tuo sorriso menefreghista e cinico.
Non so quando mi sono accorta di amarti, ne per quanto lo abbia negato.
E non so spiegarti quanto amarti mi faccia male.
So che questo amore è più che deleterio, che mi sto buttando giù da un burrone senza protezione.
Ma amare è questo. Lasciarsi andare, senza paura, senza barriere, senza protezione.
È buttarsi da un aereo senza paracadute.
So che non mi ami, non ti chiedo di darmi una possibilità.
Non voglio che tu mi dia una possibilità
Sei diventato àncora preziosa, sei il mio ancòra, il mio sempre.
Ed è per questo che me ne vado via così.
Senza un saluto, senza altre parole.
Perché un addio mi farebbe solo troppo male.
ps Non è dedicata a nessuno, non fatevi i film in testa. | 4/22/2009 Sono sedotta dalle tue parole, dai tuoi occhi così intensi. Nel silenzio della notte è la forza del tuo sguardo a farmi tua. Tua nei gemiti, tua nei sussulti. Sei tu che mi possiedi, che mi incateni. Amarti, è inferno. Viverti, è delirio. | 4/16/2009 Luce, troppa luce. Ti acceca, così forte quasi da toglierti il respiro. Poi svanisce. Dentro di te solo rabbia, amarezza. Vorresti urlare, urlare a squarciagola, urlare a voce sempre più alta. Vorresti per un attimo che questo urlo disumano cancellasse quanto ti circonda. Improvvisamente nulla. Svanisce tutto. Annebbiata nel cuore, accecata nei sentimenti. Disperdere negli abissi del tempo questo amore, mai altro più sbagliato. Cancellare tutto il mondo circostante, lasciare solo lui. Lui che ti calma, lui che ti sorride, lui che ti guarda. Lascialo andare via. Fallo ora, e tutta questa luce se ne andrà. Resterai solo tu. | 4/10/2009 E’ il tuo sorriso che mi disarma. Fai rumore nella mia testa. Fai rumore dentro di me. Le tue parole sono ustioni nell’illusione di viverti ancora. E’ l’assenza di te che brucia dentro di me. | 3/9/2009 Cammino nella buia notte senza meta;. Cammino verso luoghi sconosciuti, verso infiniti orizzonti. Seguo la marea, la corrente che mi porta lontana. Cerco qualcosa, ma non so cosa. E cammino, vado avanti. Supero ostacoli, affronto barriere; prima o poi troverò ciò che cerco. | 2/16/2009 Tic-Tac. Tic-Tac. E l’orologio continua la sua litania senza fermarsi, senza indugiare, senza riposo. Sempre più lento, sempre più piano, e respiri respiri, piano piano ancora più piano, sempre più lento sempre di meno e ancora continua questo tormento. Tic-Tac. Tic-Tac. | 2/8/2009 E lentamente scivola la tua mano su di me, il tuo respiro sul mio corpo, la tua bocca sulla mia pelle. Estasti infinita, Piacere, Delirio. Qualcosa di magico. Illusione eterea, Perversa. Illusione di ombre opacate che si divincolano davanti una luce flebile. E la mia mente è andata, non so dove, non so quando, ma non c'è più. Ci siamo solo io e me. Tu dove sei? | 2/6/2009 Inverno, la sera arriva prima. E' primo pomeriggio ma sembra notte fonde, anche grazie allo splendido temporale. Sei da sola, la casa è silenziosa, le luci sono spente, eccetto per il camino la cui luce ti permette di leggere e scaldarti allo stesso tempo. Il fuoco è il tuo unico compagno oltre alla musica, quella mai ti abbandona. Sensa perchè ti alzi, poggi il libro sul tavolino, e semisvestita inizi a girovagare per casa, scacciando pensieri. Ti avvicini alla finestra, sposti la tenda con la mano e ammiri il temporale. Le gocce di pioggia si posano pesantemente sul vetro, una violenza non richiesta, non necessaria. Scioccamente, pensi che anche il cielo sta piangendo. Stringi la tenda e guardi la pioggia scendere sempre più forte. Improvvisamente diminuisce d'intensità e le gocce diventano più spesse, più leggere. Nevica. Capita poche volte. La tua città è di clima troppo caldo per la neve. Eppure non ci sono dubbi. Sta nevicando. Ripensi ad una vecchia leggenda che ti raccontava tua nonna da bambina. Esprimi un desiderio, sperando che la Fata dei ghiacci ti ascolti. Pensando a questo, ti sfugge un sorriso sulla quale si ferma una lascrima scesa poco prima che ti ha rigato il volto. Lasci la tenda e ti allontani dalla finestra, cambi CD e ti ristendi sul divanetto. Guardi il fuoco scoppiettare; porti istintivamente le ginocchia al petto e le cingi forte. Hai tanto bisogno di un abbraccio in questo momento. E mentre fuori tutto si inneva, col viso rigato da lacrime dispettose, ti addormenti così raggomitolata. | 2/4/2009 Lasciami urlare! Non lo vedi che sto male? Non ho voce, non ho lacrime. Urlo sangue, piango sangue. Non lo vedi? Vittima dei miei stessi giochi, sbagliata. Lasciami urlare, gridare al cielo, cacciare via questo dolore. Non provare a capirmi, non voglio la tua pietà. Non guidicarmi, non ne sei in grado. Ma ci sei per dirmi quello che devo fare? Come devo sentirmi? Lasciami urlare. Lasciami gridare fin quando non avrò più voce, fin quando non ho avrò più fiato. Urlare a squarciagola, e ancòra, e ancòra. E lasciami stare. Voglio stare da sola. | 1/28/2009 Canti; canti per dimenticare. Canti per cancellare. Urli a squarciagola. Senti qualcosa che non va. Senti che qualcosa non è. E canti sempre più forte, urli sempre più forte. E fa male. Canti. | 1/27/2009 Bagnata ed infreddolita cammini sotto la pioggia. Non piove molto forte, ma molto fitto, e oramai sei tutta impregnata d'acqua. Ma l'acqua in qeusto momento è l'ultimo dei tuoi pensieri. Come l'mp3 nelle orecchie. Lo hai, ma non lo stai ascoltando. La tua mente è altrove. Sei su di un altro pianeta. Ripensi al tuo ex. Quante ferite che ti ha lasciato. E pensi al nuovo. Non è ancora il tuo ragazzo, ma insieme state bene, vi divertite. Ha quell'umorismo un po' cinico e sarcastico come il tuo, che a pensarci bene ti piace troppo. E hai fissa nella tua mente i suoi occhi. Quel castano così intenso. Ti comunicano proprio tanto. Ti senti sciocca, ma non puoi fare a meno di pensare a lui. Non sai neanche se ti piace. Ti senti un'adolescente, ma l'età non è più quella. C'è un momento ben definito in cui si passa dall'adolescenza all'età adulta; che non siano gli anni, le esperienze, il diploma, l'università, il lavoro. E qualcosa che scatta dentro, una crescita improvvisa. Ti senti stupida a definirti grande, ma sai che è così. Cerchi di pensare a quando questo interruttore è scattato dentro di te, ma non sai definire un momento preciso. Adesso sai solo che c'è. Come odi le cose che non riesci a definire. La tua mente razionale vuole scindere ogni singolo sentimento, razionalizzare qualunque cosa ti circondi. E' un brutto difetto, ma sei fatta così, hai imparato ad accettarlo e a mitigarlo per quello che puoi. In fondo sei ancora solo una ragazza. Cerchi di concentrarti sulla canzone, ma niente, la tua mente continua a vagare sconfinata tra mille pensieri. Passato, futuro, lavoro, casa, famiglia e poi di nuovo su di lui. Neanche te ne accorgi, ritorni a ripensare a lui. A quel sorriso strano, ma bellissimo. E pensando a lui neanche ti accorgi che non sta piovendo più. | 1/24/2009 Attimi che precedono il risveglio. Ti giri tra le coperte, e istintivamente con la mano ricerchi lui al tuo fianco. Il non trovare il suo corpo ti fa sussultare; solo quando ti svegli ti ricordi che lui non c'è e non ci sarà più. Vai a farti una doccia e già ti manca il rumore del caffè che sale. Sconsolata ti prepari da sola il caffè, pensando ai gesti che hai ripetuto mille volte con lui. Svogliatamente ti vesti, e distrattametne lasci bruciare il caffè. Lui ti manca, nelle piccole cose, nei suoi piccoli gesti quotidiani. Da come ti accarezzava i capelli, a come ti faceva sentire unica con un solo abbraccio. Pensierosa, cerchi di cacciare via quei pensieri, ma il ricordo di lui è impresso dentro di te. Ti avvi all'uni, senza colazione e senza caffè, metti l'mp3 per evitare di pensare, ma le canzoni al suo interno sono una valanga di emozioni senza fine. Sovrappensiero cammini per le vie della città, vie che hai percorso con lui, abbracciata alla sua vita. Pensi a come ti sentivi protetta quando lui ti stringeva forte. Dici a te stessa si smetterla con questo masochismo. Cerchi di essere forte, ma ogni cosa dentro di te solletica il tuo cuore. Hai promesso di essere forte, di non piangere. Ma l'assenza di lui divora ogni singola cellula, ogni singolo neurone. Vorresti mandare tutto affanculo, scappare via lontano, cercare un rifiugo. Vorresti svegliarti, illuderti ceh sia solo un incubo. Che stasera quando ritornerai a casa lui sarà lì ad aspettarti. Ma lui non ci sarà. Devi fartene una ragione. The Show Must Go On. | 1/17/2009 Amo. Amo l'ebbrezza del vento sulla pelle. L'odore di rugiada la mattina. Amo l'acqua che mi bagna il corpo, il fuoco che mi ustiona le mani. Amo camminare sotto la pioggia. Amo il sogno di poter creare qualcosa. L'illusione che ogni giorno mi appanna la vista. Cosa è la realtà se non l'illusione dei nostri sensi? Che senso ha svegliarsi la mattina e reggere ogni giorno una stupida messinscena? Ho davanti a me un'immagine. Nei miei occhi gialli solo illusioni. Solo dolore. Solo determinazione. Di cosa non lo so. Cassandra passa la palla di vetro questa volta. Non le interessa. Non credo di avere una possibilità. Non credo di essere tagliata per quello che sto facendo. Ma restisto e non mi abbatto. Se cado mi rialzo, a costo di sbattere la testa, di rompermela. vago senza meta, circolo intorno., adesso non importa. Non mi importa di essere ferita, non m'importa delle ferite che ho dentro, cicatrici rimarginate e non. Del sangue che scorre al mio interno, come un'emorragia cerebrale. Sono in un caos emotivo, un uragano, una tempesta. Non so cosa provo, verso chi. Cose che credevo ovvie non lo sono. Mi rimetto in discussione. Metto sotto accusa i miei sentimenti. Traditori infami. Mi metto sotto accusa. Qualcosa non va. Io non vado. E la testa canta "Already gone"... Forse dovrei smettere di preoccuparmi di troppa gente che di me se ne infischia; smettere di farmi paranoie. Dovrei semplicemente vivere ed accettare tutto. E penso che il momento più bello degli ultimi 50 giorni sia stato un abbraccio "sbagliato"... Penso come da tre giorni a questa parte sto capendo ancora meno di prima. Abbastanza poco da rimettermi in discussione. Abbastanza da accettare quello che viene. Ma alla fine, come in ogni mia storia, un abbraccio altro non è che un abbraccio, e non vuol dire nulla in più. Anche quando "sbagliato". Anche quando al suo posto avrebbe dovuto esserci qualcos'altro. E' stato un secondo, una fottutissima frazione di secondo. Troppo tardi quando mi sono accorta che qualcosa non andava. Che avevo sbagliato di nuovo. Per fortuna questa volta in difetto. This is my life, baby, nothing of more... | 1/16/2009 | Perchè io so, so che c'è un'altra vita, un'altra realtà. So che c'è un'altra possibilità. Che basta crederci e mai smettere di sperarci; perchè le cose si posso cambiare, basta incominciare a lottare. Basta provarci, chiudere gli occhi e buttarsi. Il resto vien da sé.
| 1/11/2009 I Can see how you are beautifull, can you feel my eyes on you, I'm shy and turn my head away Working late in diner Citylite, I see that you get home alright Make sure that you can't see me, hoping you will see me Sometimes I'm Wondering why you look me and you blink your eye You can't be acting like my Dana, can you? I see you in Citylite diner serving all those meals and then I see reflection of me in your eye, oh please Talk to me, show some pity You touch me in many, many ways But I'm shy can't you see Obsessed by you, your looks, well, anyway "I would any day die for you", I write on paper & erased away Still I sit in diner Citylite, drinking coffee and reading lies Turn my head and I can see you, could that really be you Sometimes I'm wondering why you look me and you blink your eye You can't be acting like my Dana? I see your beautifull smile and I would like to run away from Reflections of me in your eyes, oh please Talk to me, show some pity You touch me in many, many ways But I'm shy can't you see I see, can't have you, can't leave you there 'cos I must sometimes see you But I don't understand how you can keep me in chains And every waken hour, I feel your taking power From me and I can't leave Repeating the scener over again Sometimes I'm wondering why you look me and you blink your eye You can't be acting like my Dana I see your beautifull smile and I would like to run away from Reflections of me in your eyes, oh please Talk to me, show some pity You touch me in many, many ways But I'm shy, can't you see Talk to me, show some pity You touch me in many, many ways But I'm shy, can't you see | 1/4/2009 "Le strette di mano, gli abbracci tesi, gli spasmi dei singhiozzi: era il formicolare dei gesti ora di abbandono ora di invito alla saldezza. Era tutto un esercizio di muscoli che si contraevano e poi si lascivano andare in cerca di una sola verifica: noi siamo vivi, vero? Siamo ben saldi nella vita?" [...] "La sensazione di vitalità che è nel dolore dei lutti. [...] La morte conferma la vita e un pezzo di dolore sta nel sentire dentro di sè una così forte, bestiale rezione di vitalità di fronte alla perdita di una persona cara." [Da ALZAIA, Erri De Luca.] Benvenuto 2009, se continui così mi apro un'impresa di pompe funebri... Non provo dolore, non sento niente. Sono congelata. O forse chissà, devo ancora elaborare quanto accaduto. E' assurdo come diamo sempre per scontato di essere qui per sempre. Non siamo qui per sempre, e il tempo è troppo poco. Non rimandare a domani, vivi, rischia... Provaci, cogli l'attimo. Non perdere tempo. Non stare senza fare niente. Vivi. Domani potrebbe essere tropo tardi. E io sì, sto di nuovo incazzata. Quando perdo qualcuno sono sempre molto arrabbiata. E' il mio modo di elaborarlo il lutto. E fanculo 2009, cerca di migliorare, perchè sennò non andiamo d'accordo se questa è la piega che vuoi prendere. 12/31/2008
E anche questo anno è volato via.
Nella sua scia tante cose finiscono ammucchiate, ammassate nei cassetti dei ricordi, confusamente, goffamente.
E scrivo queste due righe cercando di mettere ordine fra tutte le cose che mi sono capitate, belle e meno belle.
Penso a un anno fa. Gennaio e gli ultimi mesi del 5° anno, la mia classe, che è e resterà sempre la mia classe. 26 faccette lucciolose parte della stessa luminaria sprecata. Perché l’aquilone è rotto, ma noi continuiamo a tenere stretto lo spago. La mia flotta.
Ripensare a quegli ultimi mesi con voi. L’ultimo giorno. Gli scritti, tutti con la stessa maglietta, “Per Aspera Ad Astra”, per scalare insieme l’ultima salita, la più difficile, separarsi.
E gli orali. Ultimi attimi rubati ad una scuola vissuta per 5 lunghissimi e intensissimi anni.
E rivederci tutti, anche Decli per telefono, 15gg fa o poco più, sempre uniti, sempre flotta, sempre con lo spago stretto in un pugno che non lascia al presa.
Ripenso al mio di orale. Di come quel giorno sia stato uno dei più belli della mia vita. Un capitolo chiuso, ma con talmente tante soddisfazioni da farmi versare quasi lacrime di gioia.
E per non dimenticare tutte le persone che il Vittoriani mi ha fatto conoscere: Ciro, Andrea, Rossana, Bruno, Francesco, Chiara, Kya, Leo, Simone, Gigi, Naomi, Martina, Mario, Danilo, Giulia, Adriana, Solero, Alessandra, Giada, Ida, Gigi, Federica, Alessia, Justin, Roberta, Paola, Marika, Salvatore e tutti gli altri, da quelli dell’ECDL, al mitico gruppo teatrale, la squadra prima in Campania di “Un libro per amico”, agli scrittori di “Un fumetto per due popoli”, al mitico gruppo del muretto già pieno alle 7:30 del mattino, in attesa dell’inizio delle lezioni.
Nel 2008, ho conosciuto il mio amore, la mia puffetta. La conosco da marzo ed è una parte importante di me.
Per non dimenticare tutti i miei amici mugnanesi: Mery, Sara, Sonia, Rosa, Iole, Iole, Salvo, Paolo, Bigio, Biagio, Federica, Veronica Giovanni, Annamaria, Giangy, Genny, Simona, Maggie, Nunzia, Antonietta, Carmen e tutti gli altri che conosco da una vita e che ancora ne fanno parte.
E poi Ilaria, qualianese, sempre presente. Lisa e Martina le mia ancore. Carla, a sapere che fine a fatto, ma è sempre parte della mia vita. Giacomo che entra ed esce, mi ha vista crescere. Francesco che conoscevo appena e che ho scoperto in questo ultimo periodo. È un vero amico, come pochi al giorno d’oggi. Ha il dono dell’ascolto, e della scrittura.
Da febbraio a settembre 7 mesi tra i più importanti, vissuti con te. E anche se è finita male, sei stato per me importante, al contrario di quello che pensi. Grazie per tutta la comprensione e l’amore che mi hai donato in questo periodo. Sperando che tu riesca a perdonarmi, e che le cose tra noi possano migliorare in questo nuovo anno. Ti voglio bene.
Ripenso al servizio civile che mi ha fatto dannare, ma mi ha anche fatto prendere il titolo di OLP [Operatore Locale di Progetto, ndt]. Alla protezione civile, come da Mugnano sia passata a Napoli per lavorare sul serio e con persone serie.
Ripenso a novembre, al mio demone andato via. A come mi sento meglio adesso.
E poi ripenso all’inizio della mia avventura universitaria, al test, alle amicizie fatte.
E dal primo di ottobre [noi ci siamo conosciuti il 30, ma Ernesto si è aggiunto dopo, contiamo anche lui] i magnifici 7 dell’ultima fila.
Uno strano assortimento, più per caso che per destino, uno più diverso dall’altro.
Io logorroica, Madda quieta, giusto per bilanciarci, tant’è vero che insieme abbiamo anche studiato, e studiamo, sul serio.
Ross briosa, filo di congiunzione tra ragazze e ragazzi, sempre allegra. Dario è il mio cuscino personale,. Ottimo durante le lunghe ore noiose. Un tesoro quando dice lui, schietto e sincero, fissato col mangiare e lento in tutto quello che fa, tant’è che la tartaruga che sta vicino la mia borsa [sì, è Carpisa] ha il suo nome in suoi onore.
Luca, detto il Paciato, una delle persone più pazienti che io conosca. Un santo, ma forse anche un martire, non so come sopporta quelle 3 pesti. Un angelo. E il momento dei “Giochi del Paciato” erano attimi di pura follia, da “Questo è un accendino” agli indovinelli, passando per il mitico “POT!”.
Ernesto. Il disturbatore, in sua assenza arrivava il silenzio. E tra me e lui solo battibecchi. Però informatica la sa, e aiuta anche. Sotto la maschera del menefreghista si nasconde un cuore d’oro. A saperlo trovare sotto tutto quella carne ( =P ).
Peppe. Musicista dentro, ore di lezione passate a suonare una batteria virtuale; gesto che a molti infastidisce, ma che io adoro. Lunatico, quasi più di me, sempre assorto tra i suoi pensieri. Taciturno, a volte ho l’impressione che viva su di un altro pianeta, rifugio personale, non sapendo forse che se provasse a scendere un po’ qui giù troverebbe molto di più di ciò che immagina.
Due mesi che vi conosco e già vi adoro. Siete delle persone stupende.
E poi ci sono tutti gli altri. In primis, Fabio, Giuseppe e Massimiliano, seduti avanti a noi. Fabio è il mio informatico personale, Giuseppe uno scherzo del fato che l’ha mandato a ingegneria invece di filosofia e Massimiliano tranquillissimo.
Poi ci sono Manuel e Giorgetto. Uno fissato in analisi, l’altro con fisica. Uno esaurito, l’altro con una pazienza assurda.
E poi tutti gli altri: Carmine, Danito, Oreste, Daniele, Antonio, Claudio, Antonio, Daniele, Diana, Anna, Andrea, Enzo, Salvatore, Marco, Enzo, Giuseppe, Miriam, Pietro, Antonio, Gabriele, Marco, Daniele, Francesco, Sabrina, Ranieri, Giuseppe, Francesco, Salvatore, Ivan, Marcello, Francesco, Silvio, Giuseppe e tutti gli altri [conosco mezza classe XD].
Una marea di persone sono entrate nella mia vita, alcune sono uscite, altre invece persistono e rimangono.
Sono fortunata ad avere intorno a me tanta gente speciale.
Grazie a tutti quelli quelli che ogni giorno arricchiscono le mie giornate e mi insegnano qualcosa, mi lasciano un resto da portare addosso, come scia luminosa.
Un altro anno è passato, i suoi momenti brutti li ha avuti, ma ripenso a tutti quelli belli. Alle feste, ai viaggi, i gironi e anche sono gli attimi, specie a quelli rubati.
Le cose più belle sono quelle che capitano per caso.
Questo è stato il mio 2008, una schiera di persone ne hanno fatto parte.
Sperando che il 2009 sia bello almeno la metà, ma volendo anche il doppio.
Grazie a tutti.
E grazie a te, lettore paziente, che hai avuto la pazienza di leggere tutto questo, ti prego, lascia un commento, giusto per farmi sapere che esiste un folle che riesce a leggere quello che scrivo.
Auguri di buon anno a tutti. | 12/14/2008
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Augurissimi
A Giò e Vera
per il loro matrimonio...
Vi auguro tutto il bene possibile, che ve lo meritate... =) | 12/5/2008 E a quest’ora tarda scrivo versi sciolti da ogni filo logico sulle pagine dimenticate e non lette di questo blog. La mia mente sta vagando verso spazi inconfinati mentre cerco qualcosa con cui scacciare via i pensieri. Ma non ci riesco, qualcosa vuole che io scriva; e allora scrivo anche se non credo che questo abbia senso. Questo ultimo periodo mi ha fatto capire quanto sono forunata ad avere intorno a me persone così speciali. All’università ho consociuto gente fantastica. A parte che conosco mezza classe, e tutta la classe mi conosce per via dell’elevato tono con cui intervengo in analisi (non è colpa mia, ho il timbro vocale alto) dedico qualche riga speciale al mitico gruppo dell’ultimo banco. Perennemente dietro, oramai tutti hanno imparato che quelli sono i nostri posti, si ride, si scherza, si segue. Luca viene una volta si e due no, Ernesto è ogni giorno sempre più fastidioso, Dario dorme perennemente, ma quando si sveglia era meglio se dormiva, Peppe dice che non sa niente quando alla fine è quello più preparato… E questo i ragazzi. Le ragazze… Io, Madda & Ross. Perennemente insieme, con Madda un feeling assurdo e poi studio una bellezza, con Ross ci piacciono le stesse cose e quindi andiamo d’accordissimo. Tra alti e bassi si sta creando veramente un’amicizia molto forte. E tra corse al bagno, e poi alla macchinetta rigorosamente, perchè è base UN caffè al giorno (ma anche due, tre, quattro). Tra lezioni, prof che non fanno delle gaff assurde, esami che si avvicinano veramente troppo velocemente, questi mesi sono volati. Sono contentissima delle persone che ho conosciuto (che non cito singolarmente perchè troppi), e specie dei miei amici, i 7 dell’ultimo banco. E si, ci sono cose che mi destabilizzano, che mi mandano in tilt, che non capisco, che non voglio capire; c’è qualcosa che mi fa sentire tranquilla. Anche se sono sempre troppo frenetica, mi sento serena. Sarà che ho ripreso a scrivere, bene o male. Sarà che scrivere quelle parole, farle leggere alla persona giusta mi ha tolto un peso immenso. Saranno tante piccole cose che non capisco. E sì, forse non tutto va come dovrebbe, ma in fondo, adesso poco mi importa… Ho incontrato tanta gente nella mia vita, conosciuta ancor di più; molta ne è uscita e il doppio ne è entrata. E voi 6… Beh… Non potevo conoscere persone migliori, e avere un gruppo migliore. Sono veramente, ma veramente entusiasta che siete parte della mia vita. | 11/30/2008 Voglio Annullarmi… Semplicemente cancellarmi, sparire… | 11/25/2008 Piove. Sento piangere il mio cuore. Sento le gocce d’acqua, il vento, i tuoni. Sale. Un lacrima, due lacrime, tre lacrime. Pianto. Silenzioso. Rumoroso. Nascosto. A singhiozzi. Sangue. Ferita. Un giorno, due giorni, tre giorni. Amore. Rubato. Incompreso. Rifiutato. Non voluto. Acqua. Sento l’acqua sulla pelle, sul viso. Sento l’acqua bagnarmi, interamente. Sento il vento gelarmi. Sento il sale sulle labbra. Sento il sangue nella bocca. Sento il mio cuore battere, lentamente, lentamente. Delirio. | 11/22/2008 | Ma capitò che il piccolo principe avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoperse alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini. "Buon giorno", disse. Era un giardino fiorito di rose. "Buon giorno", dissero le rose. Il piccolo principe le guardo. Assomigliavano tutte al suo fiore. "Chi siete?" domando loro stupefatto il piccolo principe. "Siamo delle rose", dissero le rose. "Ah!" fece il piccolo principe. E si senti molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino. "Sarebbe molto contrariato", si disse, "se vedesse questo… Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perché se no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire…"E si disse ancora: "Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l'uno, forse, spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante…" E, seduto nell'erba, piangeva. In quel momento apparve la volpe. "Buon giorno", disse la volpe. "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..." "Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..." "Sono una volpe", disse la volpe. "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..." "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica". "Ah! scusa", fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire <addomesticare>?" "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?" "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire <addomesticare>?" "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?" "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?" "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..." "Creare dei legami?" "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo". "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..." "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..." "Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe. La volpe sembro' perplessa: "Su un altro pianeta?" "Si". "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" "No". "Questo mi interessa. E delle galline?" "No". "Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea: "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..." La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe: "Per favore... addomesticami", disse. "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose". "Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" "Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..." Il piccolo principe ritorno' l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti". "Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza". Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "... piangero'". "La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." "E' vero", disse la volpe. "Ma piangerai!" disse il piccolo principe. "E' certo", disse la volpe. "Ma allora che ci guadagni?" "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano". Poi soggiunse: "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto". Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo". E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa". E ritorno' dalla volpe. "Addio", disse. "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi". "L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo. "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante". "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo. Dedico queste righe tratte da un libro a tre persone. Non c’è bisogno che lasci i nomi. Perchè “tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano”. | 11/18/2008 | So che non sono bella, fisicamente. So che non sono neanche carina. Lo so. Non ne faccio un dramma. So che non sono perfetta, ma chi non ha dei difetti. So che mi arrabbio troppo facilmente, che a volte posso sembrare antipatica, ma è solo uno scudo. Cerco di migliorarmi ogni giorno, cerco di correggere alcuni atteggiamenti che non vanno. La gente dice di me che sono una bella persona. Vengo ringraziata per quello che riesco a donare. L’ultimo giorno di scuola Babi mi disse una delle cose più belle che si potrebbero dire ad una persona (e io questo non lo dimenticherò mai, grazie Babi). Eravamo tutti in lacrime, tutti tristi di lasciarci dopo il lungo cammino affrontato insieme e lei mi disse: “ragazzi, ma un applauso lo dobbiamo fare a Rina. Lei è quella che secondo me ci ha accresciuto più di tutti.” E riuscì a farmi piangere. Le persone che mi circondano mi ripetono spesso come cambio la loro vita, e in meglio. Mi è stato detto che sono speciale, che col mio entusiasmo riesco a cambiare molte cose. Mi è stato detto che sono una cosa bella, una cosa a parte, che sono fuori dagli schemi, in modo positivo. Che quello che riesco a donare è qualcosa di immenso. Sono bellissime le cose che mi vengono dette, i grazie che ricevo (e non sono pochi). Ringrazio coloro che pensano questo di me. Ma perdonatemi se io NON CI CREDO. Io non penso questo di me. Non credo che dono così tanto, semplicemente. Non posso pensare questo di me. Se mi chidessero, adesso, qual è il mio più grande desiderio, la risposta è facile. VOGLIO UNA POSSIBILITA’. Nulla di più. Voglio solo una possibilità. Ma tanto già lo so che mi è negata; indi va bene così. “Any more than a whisper Any sudden movement of my heart And I know, I know I'll have to watch them pass away “ | 11/13/2008 Chiudi gli occhi e ti vedi proiettata nei tuoi pensieri, ricordi di attimi oramai persi nell'infinto mistico del tempo. Tutto quello per cui hai lottato, tutto ciò che hai costruito, tutto quello che ti spinge ad alzarti ogni singola mattina, non esiste. E' un'illusione, un'immagine riflessa da uno specchio, ormai troppo opacato per reggere ancora questa goliardica bugia. Sei ossessionata da ogni suo più piccolo gesto, dai suoi occhi profondi, dalle sue labbra dischiuse in un sorriso e da ogni minima cosa che in qualche modo ti lega a lui. Stupida stolta, apri gli occhi e vedi che lui non vuole te. Apri gli occhi e vedi che per lui tu sei un qualcosa di troppo, che può scivolargli via senza che se ne accorga. Che senza di te la sua vita non cambia. Che non vale la pena lottare se quando vedi un’occasione non la afferri al volo. Ti credi pronta, ma in realtà qualcosa dentro di te blocca tutto questo. Hai troppa paura per rischiare. Sai qual è la cosa giusta da dire, ma quando devi dirla stai zitta; e non sai neanche perchè. Aspetti con ansia quell’attimo, e quando arriva è perso. Non ce la fai. Sei fuori tempo. Apri gli occhi e accorgiti che lui non vuole te , ma lei. Non sai cosa ti fa, come riesce a farti sentire di nuovo così... viva. Non sai cosa puoi fare per fargli accorgere di te, che sei accanto a lui tutta la giornata, cosa fare per far sì che lui ti guardi come guardi lei... che non lo pensa proprio!!! E tu che non vorresti altro che essere te stessa, perchè non vuoi bugie, non più. Non vuoi mentire per farti notare. Vuoi che ti noti perchè sei te, semplice e speciale, te. Aspetti. Sai aspettare. Hai imparato a non avere fretta. Se deve accadere accadrà, semplicemente, e l'unica cosa che farai è essere te stessa, e sperare che un giorno i suoi occhi incrociando i tuoi sapranno leggere tutto quello che non sai dirgli a voce, che ti guarderà come guarda lei. Lei che non lo vuole. Lei che non capisce quanto lui sia speciale. Vorresti dirgli tutto questo a voce. Ma non ci riesci. Vorresti dirgli quanto gli sei vicina nel suo dolore, così simile, troppo uguale al tuo. Vorresti dirgli queste e altre mille cose. E lo guardi. Lo guardi accennare un sorriso. Ti accorgi di quanto lui la desideri. Di quanto tu lo desideri. Come vorresti che quegli sguardi siino per te. Per te che sapresti come far sorridere davvero quegli occhi, senza dissimulare. Ma il tuo pensiero fisso è che lui non vuole te, ma lei. Lei che neanche immagina la fortuna nell’averlo accanto. Di come per te sia così speciale. E trattieni i tuoi pianti annegando silenziosamente in una canzone. Povera stolta, apri il tuo cuore; sii sincera con lui. Rischia. Non avere paura. Sennò distogli gli occhi adesso da questa effimera bugia che ti divora dentro. Rischia, e poi… Ricomincia a vivere. E tutto questo perchè come un’idiota io mi sto innamorando di te. |
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